PENSIERO YOGA

Inviato da Tiziana il Sab, 05/02/2020 - 18:59

ANTICHI TESTI INDIANI
 

 

Il termine yoga viene da molto lontano, nella letteratura antica dell'India viene nominato e descritto come una disciplina più mentale che fisica. L'origine è nei Veda  che nascono dal desiderio di scoprire la realtà, sono auto esistenti, i Rishi saggi e veggenti li hanno “uditi” in uno stato meditativo profondo e poi li hanno annunciati.
Non nascono da qualcosa di astratto, bensì dalla percezione diretta della realtà. 

  • UPANISHAD  letteralmente  sedere accanto al maestro. Sono dialoghi tra maestro e discepolo per trasmettere quel tanto che basta per risvegliare l’interesse per la ricerca. Le più antiche sono quattordici e costituiscono la quarta parte dei Veda, l’ultima il Vedanta, fanno parte della sruti - rivelazione divina.
    In tutto sono 108 o più ma quelle veramente autorevoli si riducono a 12/13. Sono divise a seconda del periodo in antiche, medie, recenti. Ma sembra che non siano di così facile classificazione, essendo testi molto antichi ci sono state varie sovrapposizioni.

    Quelle antiche, la cui datazione è precedente la predicazione del Buddha (500 aC) presentano chiari accenni allo Yoga come pratica spirituale e di realizzazione del Sè  (Taittiriya, Katha,Svetasvara). 
    V
    engono introdotti concetti di samsara (pellegrinaggio da una vita all’altra),  karma (azione) moksa (liberazione dall’intero processo karmico).
    Nella Taittiriya c'è una descrizione della costituzione umana: il vero sè  viene velato ma anche svelato dalle cinque sfere che lo ricoprono che sono corpo, prana, mente, intelletto, pura Coscienza.

    Successivamente ce ne sono una ventina che riguardano i vari aspetti dello Yoga in senso più ampio che verranno poi ripresi in testi successivi e specifici di hatha yoga. Come per esempio la teoria dei chakra che viene esposta sia nella Kundalini Upanishad che nella Shiva Samhita e nell’HathaYoga Pradipika e in ulteriori autorevoli testi.

 

  • La Bhagavadgita il Canto del Beato. Anche qui avviene un dialogo ma di natura diversa, il maestro e il discepolo non sono seduti uno accanto all’altro nella foresta come avveniva nelle Upanishad, ma si trovano in un campo di battaglia . Si tratta di guerra e di vita reale. E’ un poema epico- allegorico in cui Arjuna e Krishna dialogano. 
    Le domande, le perplessità, le paure di Arjuna e le risposte di Krishna sono insegnamenti di yoga. Sri Krishna incita l’amico-discepolo ad agire nel più totale abbandono all’assoluto, dimenticando il proprio ego e a non ricercare il frutti delle sue azioni.
  • Samkhya è una delle sei scuole filosofiche indiane. Il suo pensiero comincia ad apparire già nel III-IV sec.a.C. L’opera scritta è collocata tra il IV – V sec. d.C. fornisce una spiegazione della costituzione umana, e di come si è costituita la realtà. I principi costituenti la realtà sono in tutto 25. Si riferiscono sia al microcosmo (l’uomo) che al macrocosmo (l’universo) Il micro e il macrocosmo hanno origine comune ciò che esiste nell’universo esiste anche nell’uomo. 
    Il Samkhya è dualistico cioè ammette l’esistenza di due principi: purusa e prakriti . Purusa è il principio spirituale la pura coscienza quella parte di noi che percepisce è il soggetto interiore che è inattivo. Prakriti è la materia che è l’oggetto, è attiva e in costante cambiamento comprende la mente, i pensieri, i sentimenti i ricordi. 

     

  • Yoga Sutra di Patanjali data incerta dal II o I sec.a.C. al V – VI d.C: in cui i principi del Samkhya vengono ripresi ma introducendo un terzo elemento Ishvara, che rappresenta il concetto del Divino. Aforismi sullo Yoga si tratta di un opera fondamentale in cui sono esposti i principi dello Yoga classico. E’composto da 195 versetti (sutra) divisi in quattro libri (pada).

    Indica la via da percorrere per realizzare lo stato di yoga il Samadhi la completa fusione del Sé individuale con il Sé universale, fornisce i mezzi per realizzarlo e mette in guardia dai possibili errori.     
    Nelle scuole di yoga classico e di raja yoga si studia e si mette in pratica il percorso indicato da Patanjali

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  • Hathayoga-Pradipika la lucerna dello yoga trattato di hatha yoga in cui vengono descritte 15 asana
    gli 8 pranayama, le tecniche di purificazione, mudra (sigilli) e bandha (legature).
    E’ posteriore agli altri testi anche se di non facile datazione. Il più antico manoscritto risale al 1629 ma non è sicuramente il primo.

    Vuole essere proprio una lampada che illumina la disciplina del corpo per accedere allo stato di Yoga.  
    Si afferma che si tratta di una scala per coloro che vogliono accedere al Raja Yoga e che quest'ultimo non può fare a meno dell’Hatha yoga. 
    Sono ritenuti complementari per il raggiungimento del samadhi.

  • Gheranda Samitha, la raccolta di Gheranda sembra che sia stata redatta dopo l’Hatha Yoga Pradipika e anche se il termine hatha yoga non viene nominato  si tratta di un trattato di yoga del corpo finalizzato al conseguimento della “liberazione” dal ciclo delle continue rinascite, attraverso un profondo processo di rigenerazione psicofisica.
    E’ composto da sette parti: tecniche di igiene corporea interne ed esterne, 32 asana, mudra,     ritrazione dei sensi, pranayama, dhyana, samadhi.
  • Shiva Samitha, lo yoga rivelato da Shiva. E’ di recente datazione. Si tratta di un trattato di Hatha Yoga ma più accurato dal punto di vista filosofico che poggia le sue basi sul Samkhya, sullo Yoga e sul Tantra, ma anche sul buddhismo.

          Raffigura il corpo come microcosmo descrivendo la fisiologia sottile costituita dai nadi, dai chakra, dal                      prana.
          Si descrivono 84 asana, e i  mudra. Parla degli ostacoli che si possono incontrare nella pratica dello yoga; dei              vari generi di yoga e dei vari tipi di praticanti; di concentrazione e di  mantra.